La Storia · 1613 — 1620
Un uomo attraversò il mondo. Tu ne cammini l’ultimo tratto.
Quattro secoli fa un samurai partì dall’altro capo della Terra e arrivò, a piedi, fino a Roma. Questa è la sua storia e il motivo per cui, oggi, può diventare la tua.
Un cammino di significato
Ci sono cammini che si fanno per le gambe, e cammini che si fanno per l’anima. Questo nasce da un viaggio vero: trentamila chilometri, due oceani, sette anni. Di quell’impresa immensa, a te ne restano centosette chilometri — l’ultimo tratto, quello che Hasekura percorse davvero a piedi per entrare nella Città Eterna.
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Il mondo da cui venne
Nel 1549 il gesuita Francesco Saverio sbarca in Giappone per portarvi il cristianesimo. La fede attecchisce in fretta troppo, per chi comanda. Nel 1597 ventisei cristiani vengono crocifissi a Nagasaki, i primi martiri del Giappone; nel 1614 un editto ordina l’espulsione di tutti i missionari. È in questo Giappone dove credere sta diventando pericoloso che il potente signore di Sendai, Date Masamune, concepisce un’idea audace: mandare un’ambasceria dall’altra parte del mondo, dal re di Spagna e dal Papa, per aprire commerci e chiedere missionari.
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L’uomo scelto
A guidarla sceglie un suo samurai: Hasekura Tsunenaga. Non è un principe, ed è un uomo su cui pesa un’ombra. Suo padre è stato giustiziato per corruzione, e per la legge dell’epoca anche il figlio dovrebbe cadere con lui.
Date gli offre invece un’ultima possibilità: mettersi a capo della missione più ardita mai tentata. Hasekura parte così non solo per il suo signore, ma per riscattare il proprio nome. Ogni pellegrino sa cosa significa mettersi in cammino per rimettere in ordine qualcosa.
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La partenza
28 ottobre 1613. Il galeone San Juan Bautista costruito in Giappone con maestri d’ascia spagnoli molla gli ormeggi con quasi centottanta persone a bordo: samurai, mercanti, marinai, frati. Davanti a loro, un oceano che quasi nessun giapponese aveva mai attraversato.
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Il mondo intero
Tre mesi di Pacifico fino ad Acapulco. Poi il Messico via terra, una sosta all’Avana, l’Atlantico, la risalita del Guadalquivir. A Madrid Hasekura incontra il re Filippo III e riceve il battesimo: da quel giorno porta anche un nome cristiano, Filippo Francesco.
Una tempesta lo getta a Saint-Tropez — la prima volta che un giapponese mette piede in Francia. Mentre lui viaggia, a Roma Galileo è davanti all’Inquisizione e a Londra Shakespeare è ancora vivo: è quel mondo, quel momento esatto della storia. In tutto, il suo viaggio misurerà quasi trentamila chilometri.
Trentamila chilometri
Di tutto quel viaggio, l’ultimo tratto è il tuo
L’arrivo
18 ottobre 1615: le navi entrano nel porto di Civitavecchia. Da qui la delegazione risale verso Roma. A novembre Hasekura, in abito da samurai, si inginocchia davanti a Papa Paolo V e gli consegna due lettere ornate d’oro.
Roma lo accoglie come nessun altro asiatico prima: gli conferisce la cittadinanza romana, in un documento che porterà con sé fino in Giappone e che ancora oggi si conserva a Sendai.
Il tratto che cammini tu
Dal mare di Civitavecchia fino a San Pietro: questi centosette chilometri sono esattamente il cammino che, quattro secoli dopo, porti a termine tu.
Il ritorno
Ma mentre Hasekura tornava, il mondo alle sue spalle era cambiato. In Giappone il cristianesimo era ormai bandito; quando sbarca a Nagasaki, nel 1620, la sua missione è già senza speranza. Il trattato che aveva cercato dall’altra parte del pianeta non si farà mai.
Eppure — ed è qui che la storia si fa grande — pare che Hasekura non abbia mai rinnegato la fede attraversata in mezzo mondo. I suoi stessi discendenti saranno giustiziati perché cristiani. Morì nel 1622. Il suo viaggio, dimenticato per due secoli e mezzo, non aveva “funzionato”. E resta, ancora oggi, uno dei più straordinari mai compiuti.
«Alcuni viaggi non si misurano da ciò che ottengono, ma da ciò che rendono chi li compie.»
1571 — 1622
Le tappe di una vita in viaggio
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1549Francesco Saverio porta il cristianesimo in Giappone.
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1597I ventisei martiri di Nagasaki: la persecuzione ha inizio.
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161328 ottobre: la missione Keichō salpa dal Giappone.
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1614Attraversato il Pacifico, l’ambasceria sbarca ad Acapulco.
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1615Madrid: incontro con Filippo III e battesimo di Hasekura.
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161518 ottobre: arrivo a Civitavecchia. A novembre, udienza da Paolo V.
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1620Ritorno in Giappone, ormai chiuso al cristianesimo.
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1622Hasekura muore. La sua impresa sarà riscoperta solo nel 1873.
Perché impersonare Hasekura
Perché dovrei farlo?
Perché il Cammino di Hasekura non ti chiede di guardare la sua storia. Ti chiede di entrarci — e di camminare le stesse strade con cui lui, forestiero venuto da lontanissimo, arrivò a Roma.
Cammini l’ultimo miglio di un’impresa immensa
Non un percorso qualunque: la tappa finale di trentamila chilometri. Arrivi tu, oggi, esattamente dove arrivò lui allora.
Parti per rimettere qualcosa in ordine
Hasekura partì per riscattare il proprio nome. Ognuno cammina portando con sé qualcosa da sciogliere: è la parte più antica e più vera di ogni cammino.
Diventi lo straniero che ce l’ha fatta
Vieni da lontano, come lui; e come lui, arrivi. Il cammino ti fa forestiero e pellegrino insieme, e ti consegna la Città Eterna a piedi.
Scopri che arrivare conta più di vincere
La sua missione fallì, e vale ancora. Non cammini per un risultato: cammini per ciò che il cammino fa di te.
Impersona Hasekura. Fai il suo ultimo tratto.
Centosette chilometri da Civitavecchia al Vaticano. Prendi la tua credenziale, falla timbrare tappa dopo tappa, e completa l’arrivo cominciato quattro secoli fa.

